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G. BIADEGO

LETTERE INEDITE DI C. ROSMINI

composizioni, e perchè non equivoco testimonio che voi tuttavia vi ricordate di me. Dell'una cosa e dell'altra vi ringrazio. Io non vi dirò nulla in commendazione delle vostre Poesie, chè il mio voto sarebbe a ragione di poco peso presso di voi, onde mi limiterò in dirvi, è la pura.verità, che al fine della lettura d'ogyi componimento, io mi sentiva bagnati gli occhi di lagrime: con si vivi colori e con si teneri sentimenti dipingete e parlate dell'amore materno, e di certi atti eroici che la nostra santissima Religione può sola ispirare, e condurre ad effetto. Beata voi che sapete usare del felice ingegno datovi da Dio ad edificazione di voi stessa e degli altri, mentre tanti n’abusano a perdizione di sè stessi e degli altri.

L'altro esemplare, quasi interpretando la vostra volontà, presentai al mio amico e Padrone di casa il marchese Trivulzio, il quale fu da voi conosciuto. Egli molto si conosce in Poesia, e negli anni della sua gioventù diede parecchi saggi del suo valore in essa. Egli l'ha letto tutto, l'ha commendato molto, come scritto con rara eleganza e con beata vena patetica. Vi riverisce, si congratula molto con essa voi, e colla gloriosa vostra patria, Verona.

Per dirvi alcuna cosa di me, in grazia all'infinita misericordia di Dio, godo d'un'atletica sanità, e non sento punto il peso

De' molti lustri che mi stan sul tergo, e son tutto occupato nel continuar la mia Storia di Milano, che vorrei condurre, se il Cielo mi concederà tanto di vita, sino all'anno 1740, cioè fino alla morte di Carlo VI, padre dell'Imperatrice Maria Teresa.

Mille e mille cose al nostro incomparabile comune amico il Cav. Pindemonte, e ditegli ch'io sto impazienteniente attendendo il secondo volume della sua maravigliosa Odissea. So ch'egli sente bassamente di sè (solito difetto di tutti gli uomini veramente grandi), ma so altresi che in tutta Italia (per non parlar d'Oltremonte) non v'ha un uomo solo, che per ciò che lui riguarda, pensi com'egli.

Vivete felice, mia rispettabile amica, e vivete lungamente, cara come siete agli uomini, e, ciò che molto più importa, cara a Dio, e non abbandonate, ve ne scongiuro, la penna. Vi sono e vi sarò sempre Milano, 7 decembre 1822

Devmo serv. e affmo amico

Carlo ROSMINI.

(Fuori). Alla Nobil Donna La Signora Contessa Silvia Curtoni Verza GuastaLETTERE INEDITE DI ALIPRANDO CAPRIOLI.

verza. Verona.

Il Zani (Enciclopedia metodica di belle arti) scrisse che Aliprando Caprioli trentino fu il principale, forse l'unico incisore che abbia benissimo imitato nella condotta del suo bulino il celebre Cornelio Cort, coi lavori del quale vide in diversi gabinetti confusi quelli del Caprioli. Parecchie lettere di lui ho trovato, dirette da Roma al segretario del duca di Mantova, Annibale Chieppio: trattano di un lavoro pochissimo conosciuto e dànno notizie di un altro per nulla noto 4). Di più, esse non soltanto ci fanno conoscere l'artista, ma rivelano ancora l'editore e l'uomo di lettere coscienzioso, che, malgrado delle blandizie sovrane, nell'opera sua vuole salvata la verità storica. Eccole:

Molto Illustre signor mio Oss.mo Con questa vengo a supplicar V. S. che si come per sua singolar cortesia ha incominciato a favorir il negotio della mia opera, cosi si degni hora far in modo ch'io possa ridurla in stampa, già che altro non aspetto di poter farlo, che la risolutione che da Lei ha da uenirmi; con che per fin le prego ogni contento dal cielo et le bacio riuerentemente la mano. Di Roma a' 18 di feb. 1595.

Suo aff.mo et oblig.m
Al molto Ill:e Sig.' mio

ALIPRANDO Capriolo.
et Patron sempre Oss.mo
Il Sig.' Annibale Chieppio

Mantoua.

mo

Molto Illustre, ecc. Supplico V. S., che sicome per singolar sua cortesia ha incominciato fauorir il negotio dell'opera mia, uoglia anche seguire, acciocchè più non si tardi a stampare, già ch'è tanto, sempre che altro non s'aspetta che la risolutione che da lei ha a uenire intorno a ciò insiememente con le scriture di Mantova appartenenti a Capitani fatti et da farsi de 'signori Gonzagha, poiché i ritratti di Francesco primo e di Federigo 3° marchese l'ho hauti da Monsignor Capilupi, che stauano nella guardarobba dell'Ill.mo Cardinale Scipione Gonzaga, et sono di man del Costa degno dipintore; quanto a Federigo da Bozzolo, per non hauer lui mai hauuto grado di Generalato et per essere stato sempre disgratiato in guerra, poichè per lo più trouossi nelle battaglie che si perderono, con lo stesso Sig. Cardinale Scipione fu conchiuso non metterlo tra questa serie di capitani Gonzaghi; ma se a Sua Altezza parerà al contrario si ponerà ! Altro non mi occorre, sol che di nuouo priegarla a quanto prima mandarmi intiera determinatione del tụtto, poi che tardandosi ad hauerla tra l'altri disaggi che ne auuenerebbero può essere che si partino da Roma alcuni diligenti maestri di stampare, il che saría non poco di disturbo all'opera, et le bacio senza fine la mano pregandole dal cielo felicità quanta ella desidera. Di Roma a' 27 di maggio 1595

1) Altri lavori del Capriolo poco conosciuti mi paiono i seguenti: S. Giacomo contro i Mori in Ispagna - L'adorazione della Croce S. Piero e S. Paolo, Il Capriolo fu aggregato ai Virtuosi del Pantheon in Roma col nome erroneo di Alessandro.

Il 10 giugno, ringraziando, aggiungeva: « Dispiacemi di non hauer composto l' intaglio de' ritratti de' signori Gonzaga mandatimi di costa; ma spero per altro ordinario di inviarli ».

Molto Ill.° ecc. Invio a V. S. i ritratti di Francesco e Federigo 3o marchese di Mantova, i quali non ho potuto prima ridurre a fine per esser stato alquanto indisposto. Scrissemi V. S. come Sua Altezza hauea commesso che si facessero tutti gli elogi degli signori Gonzaghi, de' quali ho fatto i ritratti; dico a V. S. che basterà mandarmi succintamente scritti i lor fatti in guerra, perciocchè l'altre vite raccolte da me de' rimanenti capitani contengono breuemente i lor fatti in guerra' et non altro, et la narratione è nuda, schietta et senza ornamento di parole et sentenze. Di modo che se si facessero gli elogi uaghi et che si dilatassero in altro si discorderebbe da le uite già fatte. Con che humilissimamente le bacio la mano et le prego quella felicità dal cielo ch'Ella desidera et le ricordo la pronta risolutione, perchè tardandosi non può se non essere di molto danno all'opera che s'ha da stampare. Di Roma il 1° di luglio 1595.

Molto Ill.se, etc. Invio a V. S. il mio libro di cento capitani per S. A. S.ma, alla quale mi farà favore di far riverenza a mio nome et darglielo. Io al signor Imbasciadore ne darò alcuni di detto libro che gli mando a V. S. acciò ne possa far parte a' suoi amici. Anche a V. S. per infinitissime uolte bacio la mano et me le raccomando di tutto cuore. Di Roma a’ xvj di marzo 1596.

Infatti a di 30 dello stesso mese fece spedizione di altre copie; ed ecco la finale:

Molto Ill.re Signore mio. Da poi il mio ritorno a Roma ò ricevuto dal Signor Lelio la mancia di scudi so d'oro che mi å mandato S. A. S.ma, alla quale terrò perpetuo obligo della amorevolezza usatami, et similmente a V. S. delli fastidi auuti per me. Quanto poi al marchese Federigo, già ragionai col signor Giulio Capilupo della cagione perchè nella serie dei signori Gonzaga non posi il marchese, et mi pensaua che di ciò fosse stata ragguagliata V. S. Ma poi che ueggo che ancor costi si fa istanza di saper perchè non fu posto, replicherò a V. S. quel che al signor Giulio dissi et di che egli rimane satisfatto; dico adunque che non hauendo io letto in historia nè negli elogi mandatimi di costà fatti d'arme che hauesse commesso detto signore contro nemici, però, per non deuiare dagli altri elogi de' signori Gonzaga, ne' quali si leggono le loro battaglie, oltre che il titolo dell'opera mia è Fatti in guerra di capitani illustri, io nol riposi. Questa fu, signor mio, la cagione; et avendone anco il Sig. Lelio inanimato a far il secondo uolume degli altri capitani, per esser oppresso, cosi uoglio dar hora delle figure che mi son posto ad intagliar nel cerimoniale del Papa, non ho tempo d'attendere. Con che rimango a V. S. il solito obbligatissimo servidore, et le bacio senza fine la mano. Di Roma a' 12 di maggio 1596.

A. BERTOLOTTI.

MERCANTI FIORENTINI A CAPODISTRIĄ.

Testimonianze della presenza dei fiorentini nell'Istria e della parte avuta da essi nel commercio di quella provincia non mancano, ma non si possono dire neanche tanto copiose che non sia opportuno aggiungerne di nuove ogni qualvolta se ne trovino. E ciò specialmente quando esse spettino ai principî di quelle relazioni d'affari, dico ai secoli XIII e XIV, per i quali il numero dei documenti di tal sorta finora messi in luce è assolutamente scarso. Altri ne potranno certo venire fuori, se qualcuno, mettendosi di proposito intorno a questa materia (e sarebbe uno studio per tutti i rispetti importantissimo), vorrà frugare con diligenza nell’Archivio triestino e nei minori dell'Istria, nel veneziano e nel fiorentino. Di quest'ultimo però si può dire fin d'ora senza tema di andare errati, esser certo che non darà mésse molto abbondante, oltre al resto, per questa causa principale, che le più grosse case bancarie fiorentine aveano in Venezia i loro rappresentanti, e per mezzo di questi trattavano gli affari con l' Istria. Comunque sia, non si vuol trascurare neppur questa fonte. Già quattr'anni, il dott. G. Cesca tentava una prima esplorazione nell'Archivio fiorentino, e ne pubblicava i risultati nella Provincia dell'Istria (anno XIV, n° 12). Ciò furono 5 documenti del secolo XIV, estratti tutti dalle Missive della Signoria: i tre primi sono autenticazioni di firme di notai, che accompagnarono, com'è probabile, procure o consimili atti spediti da Firenze nell' Istria '); il quarto accenna propriamente a crediti che un fiorentino aveva a riscuotere colà; l'ultimo non riguarda il commercio, ma la presura di un soldato sanese fatta dai genovesi durante l'espugnazione di Capodistria del 1381 ?). Come dice lo stesso Cesca, il raccolto fu scarso e inferiore alle sue speranze, nè soltanto io credo per le cause assegnate da lui, si perchè egli limitò la cerca agli atti pubblici, se non unicamente al carteggio del Comune. Questa, che a primo aspetto parrebbe la fonte

*) Il primo di questi documenti è veramente importante, non tanto per ciò che riguarda l'Istria, quanto per l'accenno ch'esso contiene al sigillo dell'Ercole fiorentino trafugato dal podestà Carlo d'Amelia. Perciò era stato già prima edito da L. PASSERINI nel suo discorso Dell'Ercole del sigillo fiorentino (Curiosità storico-artistiche fiorentine, Firenze, 1866, II serie).

2) A proposito di soldati voglio ricordare che i nomi di quei pochi Istriani che militarono agli stipendi di Firenze si potrebbero rilevare facilmente dai libri della Camera del Comune (quaderni dell'uscita di condotta), da quelli dei X di Balia e da simili. Ecco due esempi. « 1387, 22 giugno. I dieci di balia deliberano, quod offitiales conducte stipendiariorum dicti comunis possint teneantur et debeant conducere et scribere ad stipendia dicti Comunis Rossum Andree de Triesti in conestabilem triginta balistariorum Ianuensium de civitate vel Riparia Ianue, eius computata persona, inter quos sint unus Ragacinus, unus Banderarius et unus tamburinus et Pierus Martini de Mestri cum novem sociis, pro tempore et termino sex mensium initiandorum die qua scripserint, cum stipendio for. decem et sold. decem ad aurum pro persona sua, et flor. duorum pro dicto Ragaçino, et flor. quinque et sold. quinque ad aur. pro quolibet aliorum predictorum pro mense et ad rationem mensis integre et sine aliqua retentione gabelle vel diricture. Et cum benvenuta stipendii duorum dierum ultra predicta. Et quod dicti Balistarii debeant esse muniti de dorso et capite cum spata et gladio et cum balista et crocchio fulcitis » (Deliberazioni i condotte dei X di balia : 1386-87, a c. 19“). — «1354, 20 agosto. Vengono stanziate lire 27 e soldi 4 di piccioli, pro Johanne Ghinetti de Capodistria, caporale sui et unius sui equi conducto ad stipendia comunis Florentie pro quactor mensibus Initiatis die xx mensis aprilis, ad serviendum sub dicto Nutello [Nutzllo de Villa, conestabile di 4 pedoni assoldato anch'egli per 4 miesi dal 20 aprile, come si apprende dul pagamento che precede il presente] pro eius et dicti equi stipendio et paga tertii mensis dicte conducte initiati die xx Junii p.p. (Quaderno dell'Uscita di Condotta per l'agosto 1354).

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