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DELL' INNO « LA RISURREZIONE »

DI ALESSANDRO MANZONI

E DI S. PAOLINO PATRIARCA D'AQUILEIA

I.

Nella edizione principe degli Inni sacri di Alessandro Manzoni del 1815 1) viene primo La Risurrezione, e ha notato in fine l'anno 1812. E primo è anche nel manoscritto autografo degl' Inni, secondo la descrizione e le notizie date da Ruggero Bonghi nel primo volume delle Opere inedite o rare del Manzoni 2), e ha notato sul principio il tempo in cui fu cominciato, aprile 1812, e in fine, Explicit 23 giugno - da correggersi.

Nella primavera del 1812 la gloria e la potenza di Napoleone erano giunte al culmine vertiginoso: il vicerè d'Italia partiva da Milano per raggiungere l'imperatore a Dresda e seguitarlo con la divisione italiana nella guerra di Russia. Nell'estate di quell'anno Vincenzo Monti dava la seconda edizione della version dell'Iliade mirabilmente corretta dopo le osservazioni di Ennio Quirino Visconti, e il Foscolo in Firenze si preparava a mettere in atto il pensiero del Carme alle Grazie.

Il ricordato volume delle Opere inedite o rare, a pagina 167, ha questa nota: «< Una poesia con questo istesso titolo, La Risurrezione, si trova attribuita al Manzoni tra i manoscritti del Giudici, e quantunque non sia autografa, non si può dubitare che sia di lui. Ha questo interesse, che mostra che il Manzoni tentasse di

1) Milano, dalla tipografia di Pietro Agnelli, in 4o. 2) Milano, fratelli Rechiedei editori, 1883, in 16°.

Archivio storico per Trieste, l'Istria e il Trentino

I

scrivere su questo soggetto anche prima del tempo a cui si riferisce l'autografo nostro; e; anzichè nel metro in cui si legge ora, da prima la concepisse in un polimetro di molto varia combinazione, e se non erro, nuova. In fondo ha questa nota di mano del Giudici: La Risurrezione. Preambolo ».

O Sionne, al destarsi del Forte
Della gioia le vesti ripiglia:

Vola incontro ed applaudi al tuo Re.
Ai seduti nell'ombra di morte

Nova luce percote le ciglia:

Dei legami va libero il piè.

Si, Cristo ha vinto; per le vie del cielo
Alto risuona il trionfale osanna:

Al riprovato Ucciso è tolto il velo,

E in lui si mostra il Forte

Che della dolorosa Arbore al piede
Incatenò la morte:

O sublimi Veggenti, uscite, uscite,
E fatti omai sicuri,

Dei profetati auguri

Narrate che le sorti or son compite.
Dite alle genti: È vinto il gran nemico;

Dite in sermon novello:

No, del servaggio antico

Più non recate in fronte il rio sugello.
Salve, o Forte, che ai caduti

Disciogliesti le catene:
A te sol la nostra spene
Fida sempre s'ergerà.
Salve, e fa che in noi si muti
L'uomo antico e si conforti
Nella gioia dei risorti
Alla santa eredità.

Coro.

Al gran misterio

Del tuo convito
Pietoso chiamaci,
O Redentor,

E in mezzo al giubilo
Del santo rito
N'ergi lo spirito
Ci innova il cor

Beato l'umile

Che in questo esiglio
Lieto ogni ambascia

Sofferto avrà!

Vinta l'angoscia

D'ogni periglio
Con Dio nel gaudio
Risorgerà!

Anzi tutto i versi riferiti non sono di molto varia combinazione e tanto meno nuova: sono una cantata sacra, come tante ne ha la nostra poesia dal secolo XVII in poi, con recitativo, ariette e coro, da eseguire per musica. Poi, non può sorgere nè anche un lontano sospetto, a parer mio, che possano essere del Manzoni: troppo essenzialmente discordano dalla sua maniera poetica d'avanti e di dopo il '12. Tant'è vero, che quattro sono del Borghi, nel principio dell'inno al Verbo:

O Sionne, o regina del mondo,

Della gioia le vesti ripiglia;

Riedi al trono: lo schiavo, l'immondo

Più fermarsi non osa con te.
È spezzata la verga del forte;

Ai seduti nell'ombra di morte
Nuova luce percuote le ciglia;
Dai legami va libero il piè.

Ora il Borghi cominciò a comporre gl' inni suoi nel '28 e gli stampò nel '31. Come dunque è affatto improbabile che egli andasse a rubare quattro versi in un manoscritto del Manzoni giacente tra le carte dell'amico di lui Giudici; così è chiaro che o il Borghi stesso, il quale nel '28 e nel '29 mandava manoscritti i suoi inni al Manzoni perchè glie ne dicesse il parer suo, e, dove fosse il caso, li correggesse '), gli mandò una volta o l'altra anche quella cantata, o glie la mandò un chiunque fosse che la compose dopo il 1831 imitando e rubacchiando lo stile fiorito del Borghi 2).

1) Vedere di questi anni le lettere del Manzoni al Borghi nell' Epistolario raccolto e annotato da Giov. Sforza, ediz. Nistri, 1875, ediz. Carrara, 1882, t. I.

2) L'on. Bonghi è disgraziato con la poesia. Anche nello studio sul ritratto di San Francesco ultimamente pubblicato, attribuisce al Serafico una lauda che tutte le stampe antiche e autorevoli e tutti i manoscritti assegnano a Jacopone da Todi e che senza dubbio non può essere d'altri.

II.

Fu troppo francamente asserito che gl'Inni sacri passassero, subito che uscirono, inosservati. Lo Spettatore, periodico venuto fuori con la restaurazione e avverso alle cose e alle idee del dominio francese, gli annunziava così:

« Le Muse italiane, negli ultimi lustri, a poco altro attesero che a piaggiare le passioni dei partiti alternatamente signoreggianti. Perciò ben pochi dei loro componimenti verranno tramandati alla tarda posterità, ove la verecondia torni un'altra volta in onore. Ma questi inni del signor Manzoni, perenni come le ghirlande d'amaranto onde si fregian le vergini, rimembreranno ai nostri discendenti che la figlia di Sionne non ha cessato mai d'insegnare all'eco degli italici colli il cantico della lode al Creator delle cose.

<«< Quattro inni soltanto egli ha pubblicato; ma qual tesoro in essi d'inspirate bellezze!

« L'inno che ha per argomento la Risurrezione, e che qui per intero trascriviamo, pare veramente uscito dalla fantasia de' profeti 1) ».

Ma più tardi su la Risurrezione segnatamente si versarono con più abondanza di cuore i disprezzi della scuola conservatrice che si dava da sè con tutta semplicità il titolo di classica. All'abbate Giuseppe Salvagnoli-Marchetti, autore lepidamente modesto dei Dubbi intorno gli Inni Sacri di Alessandro Manzoni 2), bastava trascrivere le due prime strofe per appellarsene con sincerità di stupore e di linguaggio accademico all' Italia: «Se questa è poesia, se questo è modo dignitoso, elegante e bello di scrivere, me 'l dicano coloro che ancor tengon viva fra noi la gloria dell' Italico Parnaso; me 'l dica lo stesso Niccolini, cui tanta stima e amicizia mi stringe, per quanto qualche giornalista dopo il suo Foscarini abbia voluto ascriverlo nel bel numero dei divini ingegni romantici: me 'l dica tutt' uomo, che senta un poco a dentro in fatto

1) Lo Spettatore, diviso in parte straniera e in parte italiana, tomo V, pag. 29. Milano, Fortunato Stella, 1816.

2) Roma (ma stamp. in Macerata), 1829, pag. 72.

di poesia italiana ». Nel '57, in piena tiranneria dei Manzoniani vittoriosi, Ferdinando Ranalli, brav'uomo del resto e scrittore tutt'altro che volgare di storie, protestava ancora: « E noi diciamo che, se questi non son versi da cantarsi sul chitarrone, vogliamo esser lapidati »>'). Per che ragioni poi quei versi apparissero tanto cordialmente spregevoli al lepido abbate e al buon Ranalli, vedremo più innanzi.

Romantici, intanto, non erano. Cotesta denominazione, messa fuori quattro o cinque anni prima in Germania, dove le trovate di nomi nuovi ed anche mirabolani abondano a ogni occorrenza, per designare una scuola o una maniera di poesia molto ristretta allora anche in Germania e assai diversa d'intendimenti e più di forma da questa del Manzoni, non aveva ancora passato le Alpi. La imitazione evangelica, o più largamente biblica, nell'arte italiana è antica da quanto Dante; e negli ultimi tempi il Varano e il Monti erano tornati a trattarla con forza e con fortuna. Se non che que' due traevano dalla bibbia di gran materia decoramentale e macchinosa: il Manzoni invece ne dedusse per un rivo di fede un'onda di sentimento fantastico nuovo.

Della Risurrezione così il Tommaseo: «Io ho sentito persone il cui giudizio m' è rispettabile, stimar questo terzo uno degli inni più deboli del Manzoni; non so se per qualche negligenza di stile: io all' incontro, se dovessi scegliere, non ne troverei uno più pieno, più vario, più ricco di poesia, più sapientemente ordinato. Dopo sei anni di silenzio, il Manzoni ha con quest' inno aperta la sua nuova via. Senti in esso la matura giovinezza d'un forte intelletto » 2). Altrove anche afferma, che, quanto a pienezza d' idee, a franchezza, a originalità efficacia e bellezza totale, quest' inno va innanzi agli altri quattro.

Per bellezza totale e pienezza d' idee io darei ancora il vanto alla

1) FERD. RANALLI, Ammaestramenti di letteratura, vol. III, pag. 273. Firenze, Le Monnier, 1857.

2) Vari scritti del Tommaseo intorno al Manzoni sono raccolti nella parte 3a, pagg. 313-439, del vol. intitolato: Ispirazione e arte, edito del 1858 in Firenze dal Le Monnier; ma furono pubblicati i più nella Prima edizione completa delle opere di A. M., Firenze, Batelli, 1828-29, volumi 3 in 8°. Io mi servo del volume del Le Monnier.

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